Diritto canonico sacramentale e processuale

BATTESIMO

Il sacramento del battesimo è disciplinato dal canone 849. Il battesimo viene considerato la porta dei sacramenti, chi non ha ricevuto il battesimo non può accedere validamente agli altri sacramenti.

Le finalità del battesimo sono:

  1. liberazione dal peccato;
  2. rigenerazione come figlio di Dio;
  3. La configurazione a Cristo.

Il battesimo è valido se è amministrato mediante il lavacro di acqua vera e la formula verbale stabilita (che sono i 2 elementi fondamentali per la validità del sacramento).

Sono in realtà cinque gli elementi che devono sussistere secondo il codice di diritto canonico per la validità di un Sacramento del battesimo:

  • ministro (persona giuridicamente abile);
  • soggetto (chi lo può ricevere);
  • azione battesimale con acqua vera (canone 841);
  • indicazione dell’unità della natura Divina dell’atto;
  • riferimento al mistero della SS. Trinità.

Il sacramento è illecito quando non segue le formalità previste, cioè le modalità richieste per l’amministrazione del Sacramento stesso (si fa riferimento ai libri liturgici).

canone 853: ci spiega meglio il problema della liceità. Specifica meglio cosa si intende per acqua vera. L’acqua vera è l’acqua che non sia altro sostanzialmente se non acqua. Con quale acqua amministriamo il battesimo? l’acqua benedetta secondo i libri liturgici che avviene normalmente la notte di Pasqua. L’acqua benedetta però non è necessaria per la validità del battesimo; il codice non parla di acqua benedetta ma di acqua vera e perciò al canone 853 specifica che deve essere benedetta secondo le disposizioni dei libri liturgici che non è per la validità del sacramento ma per la sua liceità. Nel CIC volontariamente l’acqua benedetta non è inclusa come elemento essenziale per la validità, perché non voleva intendere la necessarietà della benedizione dell’acqua per la validità del sacramento. Diversamente non si spiegherebbe la possibilità di amministrare in casi eccezionali il sacramento fuori dalla celebrazione, anche in altri luoghi e anche da un non battezzato (in pericolo di morte). La benedizione dell’acqua riguarda solo la liceità. Il battesimo fatto in punto di morte senza acqua Benedetta quindi è valido ma illecitamente amministrato perché per la liceità ci vuole l’acqua benedetta. Per la validità del Sacramento si parla solo di acqua vera.

MINISTRO DEL SACRAMENTO

canone 861: distingue tra:

Ministro ordinario: Vescovo-presbitero – diacono;

Ministro straordinario: catechista o altra persona incaricata;

In caso di necessità: chiunque, anche non battezzato.

VALIDITA’:

Battesimo Infante: si lava il capo con acqua vera, formula verbale richiesta  (natura divina + mistero trinitario). La capacità di ricevere il battesimo è riconosciuta a qualunque persona che non l’abbia ancora ricevuto (canoni 864). È fortemente raccomandato per il CIC il battesimo per i neonati e a questa raccomandazione si associa anche l’obbligo specifico che grava sui genitori di provvedere affinché i propri figli siano battezzati entro le prime settimane dalla nascita.

Battesimo adulto: L’elemento aggiuntivo per la validità è la volontà del soggetto a ricevere il sacramento. La preparazione dell’adulto avviene attraverso una formazione specifica: il catecumenato. Ulteriore eccezione per l’adulto battezzato è che può ricevere subito dolo il battesimo la confermazione e partecipare all’eucaristia ricevendo la comunione. Normalmente è ritenuto adulto, il fedele che abbia compiuto i 7 anni, quindi dai 7 anni in poi si dovrebbe seguire la strada del catecumenato e non quella della formazione genitoriale.

Effetti giuridici del battesimo: si determina la nuova condizione, cioè quella di fedele e si ha il diritto di ricevere tutti gli altri sacramenti.

I PADRINI

Requisiti:

  • scelto dai genitori o dall’interessato (per il battesimo dell’adulto);
  • deve avere l’intenzione di svolgere quel ruolo;
  • deve avere almeno 16 anni;
  • deve essere cattolico e aver ricevuto i tre sacramenti dell’iniziazione Cristiana;
  • deve svolgere una vita cristiana coerente;
  • deve essere libero da pene canoniche;
  • normalmente non può essere il padre o la madre per il ruolo specifico cui li chiama già il diritto canonico;
  • normalmente non deve essere un non cattolico; il CIC prevede che può essere anche un non cattolico però in quel caso ci vuole un secondo padrino cattolico; il padrino non cattolico più che da padrino funge da testimone del battesimo (NB: i testimoni di nozze possono essere anche non cattolici).

PROVA E ANNOTAZIONE DELL’AVVENUTO BATTESIMO (ULTIMA PARTE)

canone 875: non c’è l’obbligatorietà del Padrino ma è necessario almeno un testimone (che può essere anche un non cattolico) per provare il conferimento del battesimo.

La prova è data dalla Registrazione nel libro dei battesimi dove va inserito:

  • il nome del ministro,
  • il nome dei genitori,
  • il nome del bambino,
  • il nome dei padrini,
  • la data e il luogo in cui è stato amministrato
  • il luogo di nascita del battezzato.

Il battesimo una volta ricevuto è indelebile e non si perde mai. Oggi si parla tra atei agnostici di sbattezzo. Non ci si può sbattezzare trattandosi di un sacramento indelebile. Di fatto esiste uno sbattezzo, ma non si perde la validità del battesimo.

Se uno esprima la volontà di non appartenere più alla chiesa, la chiesa non può non tenerne conto. La chiesa ha detto che un soggetto è libero di venire meno alla sua appartenenza alla chiesa e dal 2006 ha stabilito una procedura di abbandono formale dalla Chiesa Cattolica. Lo sbattezzo non è altro che un’attività che si può realizzare oggi in Italia perché la chiesa lo permette e si chiama atto di abbandono formale dalla Chiesa Cattolica, che loro poi hanno chiamato sbattezzo. Abbandonare la chiesa significa non essere più ritenuto cattolico in base alla propria volontà. Il soggetto fa una dichiarazione dinanzi al cancelliere della Curia o al vescovo e c’è il richiamo da parte della chiesa a prendere consapevolezza che questo abbandono diventa per la chiesa apostasia per il soggetto (rifiuto totale della fede cristiana) e quindi lo colpisce con la pena relativa all’apostasia (scomunica latae sententiae).

SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE (879-896)

Requisiti per la validità del sacramento

Can.880: La materia utilizzata: il rito essenziale per la validità della confermazione è l’unzione fatta dal ministro sulla fronte del cresimando e con le parole prescritte (la formula)e aggiunge un altro requisito che non è richiesto per la validità, ma solo per la liceità del rito e per una comprensione più profonda del sacramento: l’imposizione delle mani.

  • Validità: l’unzione fatta dal ministro sulla fronte del cresimando e con le parole prescritte.
  • Liceità: l’imposizione delle mani

Il crisma da utilizzarsi deve essere consacrato dal Vescovo anche se è amministrato dal presbitero.

MINISTRO

4 possibilità previste per il ministro:

  1. Ministro originario: è sempre il Vescovo;
  2. Ministro Ordinario: è il Vescovo;
  3. Ministro straordinario: il presbitero che ne abbia la facoltà prevista in modo generale o per speciale concessione da parte dell’autorità.
  4. Ministro per associazione del sacramento: si riferisce per causa grave, il Vescovo o similmente il presbitero possono associarsi dei presbiteri.

Diverso è il caso per la Chiesa cattolica orientale

  • ministro originario: Vescovo
  • ministro ordinario: presbitero

Età per ricevere il sacramento:

è capace di ricevere il sacramento della confermazione ogni battezzato e solo il battezzato che non è stato ancora confermato. Per i confermandi il codice non dà mai indicazioni di un’età precisa.

Pastoralmente poi è stato deciso la comunione tra 8-9 anni, la confermazione tra 11-14 anni.

 

EUCARESTIA (can.897 e seguenti)

Riguarda i fedeli e ci presenta le diverse dimensioni dell’eucaristia.

3 aspetti:

  1. Eucarestia come Celebrazione Eucaristica;
  2. Eucarestia come Comunione (di cui ci cibiamo);
  3. Eucarestia come Adorazione Eucaristica (S. Sacramento).

Il 1° capitolo del CIC sull’eucaristia è la Celebrazione Eucaristica (899).

IL MINISTRO

Can.900: il ministro è il solo sacerdote validamente ordinato.

Validità: è richiesto che il sacerdote non sia impedito da legge canonica, ovvero non si trovi nel caso di illiceità che determini l’illiceità del sacramento.

Il sacramento è invalido solo se il sacerdote non è mai stato ordinato.

  • Validità: sacerdote validamente ordinato.
  • Liceità: sacerdote non impedito da legge canonica.

PARTECIPAZIONE DEL FEDELE

Ogni battezzato può riceverla e deve riceverla obbligatoriamente almeno 1 volta all’anno.

VIATICO

Espressione tipica del Sacramento dell’eucaristia è il viatico.

Can.921 in pericolo di morte i fedeli ricevano l’eucarestia come Viatico

Ministro è parroco/vicario/cappellano dunque sempre il sacerdote.

In caso straordinario può essere amministrato dal diacono o dal ministro straordinario della comunione, solo però con il consenso del ministro competente.

DINIEGO COMUNIONE

Chi non può essere ammesso alla Comunione:

Si trovano nella proibizione del diritto

Scomunica e interdizione sono le pene più gravi che la chiesa può dare.

Poi abbiamo coloro che perseverano ostinatamente in peccato grave. Rientrano varie categorie di fedeli coloro cha appartengono ad associazioni che sono in contrasto con la fede (massoneria, comunismo, mafie non vi è ancora una norma specifica per la mafia).

Relazioni stabili di natura omosessuali

Mafiosi

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO 

MATRIMONIO: Il matrimonio è una realtà giuridica che si definisce come una realtà contrattuale
Quindi è un contratto (sui generis) tra 2 persone caratterizzato da 2 qualificazioni fondamentali:

  • dimensione terrena: qui troviamo il concetto di indissolubilità, il concetto di Fedeltà e il concetto di amore
  • Dimensione spirituale-religiosa: Il matrimonio è pienamente anche una realtà spirituale-religiosa, perché rientra all’interno dei 7 sacramenti. Ha caratteristiche e fini propri.

Canone 1055: è un canone teologico che introduce il tema del matrimonio e parla del patto matrimoniale. In questa definizione ci sono tutte e tre le realtà proprie del matrimonio:

  1. Dimensione giuridica del matrimonio: rimanda al tema del Patto matrimoniale che sta per contratto.
  2. La realtà terrena: vita di coppia, figli
  3. Dimensione religiosa-spirituale. la particolarità del matrimonio canonico sta nell’aver elevato a una dimensione naturale a una dimensione sacra.

Un termine che non troviamo nel codice per definire il matrimonio è l’amore. Sebbene la Gaudium et Spes parla di amore coniugale, il codice non parla mai di amore non perché il diritto non veda il necessario rapporto tra amore e matrimonio, ma per la difficoltà di trasferire in una categoria giuridica il concetto di amore. Non si può negare che l’amore sia l’esperienza fondante del matrimonio, ma per parlare del matrimonio canonico bisogna usare anche altre categorie come la progettualità, donarsi all’altro, la procreazione che è la dimensione che perpetua il nostro amore. Questo viene definito amore coniugale.

Canone 1055-1056-1057: sono quei canoni sul matrimonio che se compresi ci danno la chiave di lettura per studiare tutta la materia sia nel diritto sostanziale (ciò che il matrimonio è secondo l’insegnamento della chiesa e il suo diritto) che nel diritto processuale (per affrontare la questione della nullità del matrimonio).

Canone 1055: il CIC definisce che l’uomo e la donna sono le parti del matrimonio.

patto matrimoniale tra uomo e donna: Per il diritto canonico il matrimonio è solo l’unione tra un uomo e una donna. quando manca l’alterità sessuale il matrimonio è di fatto inesistente, non si può realizzare.

FINALITA’ DEL MATRIMONIO

Il can.1055 ci presenta le finalità del matrimonio. Le due finalità essenziali sono: il bene dei coniugi e la procreazione ed educazione della prole.

  • Bene dei coniugi: prima del CVII il diritto riteneva come primo fine, quello di generare figli, rimedio alla concupiscenza, realizzare il mutuo aiuto. Oggi invece è posto prima della procreazione, perchè ci si sposa prima per realizzarsi come coppia, per ralizzare l’uno il bene dell’altro.
  • Procreazione e educazione prole: Dopo la realizzazione del bene della coppia c’è quella della procreazione (anche se non c’è una gerarchia). Nel codice del ‘17 la procreazione era posto all’apice delle fonti del matrimonio per cui spesso si dichiarava nullo il matrimonio senza figli. Nella disciplina attuale i figli sono una parte essenziale e importante del vincolo matrimoniale ma non il tutto, prima c’è la coppia e poi c’è la realizzazione della procreazione. La possibilità che in potenza vi sia la capacità di generare, ci deve essere per la nullità del matrimonio. Laddove ci sia l’incapacità del soggetto di realizzare la copula coniugale, quindi non la sterilità: il matrimonio può essere dichiarato Nullo perché la dottrina della chiesa e l’insegnamento giuridico della chiesa richiedono che almeno in potenza la coppia sia idonea a realizzare una delle 2 finalità del matrimonio, quella procreativa.
  • Educazione: il codice dice che non si devono solo generare i figli ma anche educare secondo gli insegnamenti della chiesa. Alcune cause di nullità puntavano proprio sul fatto che uno dei coniugi escludeva l’educazione cristiana dei figli e impediva che l’altro coniuge lo facesse. L’educazione della prole è una finalità propria del matrimonio.

Riguardo al canone 1055 il matrimonio può essere nullo in 2 casi:

  • per esclusione del bene del coniuge: (quando mi sono sposato non volevo realizzare il bene dell’altro);
  • per esclusione della prole/educazione: decisione di uno o di entrambi i coniugi di non volere assolutamente figli per potersi realizzare nel lavoro o come persona o altro quindi si fa ricorso alla contraccezione prolungata per escludere la procreazione o l’aborto per sopprimere la procreazione

La volontà di escludere una finalità dal matrimonio deve esistere all’atto della celebrazione.

Invece aspettare per avere i figli cioè procrastinazione della prole: non determina nullità del matrimonio perché i figli si vogliono ma non ora. Si può parlare di problema di carattere morale per l’uso della contraccezione (nel quale non entra il diritto), ma non di nullità, perché non si escludono i figli dal proprio matrimonio ma si rimanda per potersi sistemare o per altro.

esempi di Matrimonio nullo per esclusione della prole (quando però ci sono i figli):

  1. Atto sessuale frutto di violenza dell’uomo sulla donna che non voleva figli
  2. Figlio generato prima del matrimonio che si vuole annullare.

Sacramentalità: Ogni matrimonio celebrato tra battezzati è un sacramento per sua stessa natura (il sacramento opera ex opera operato). In quanto sacramento la Chiesa può intervenire per regolamentare la validità o meno del matrimonio.
Ci sono molti matrimoni dichiarati nulli perché uno dei coniugi non credeva nella sua sacramentalità. il sacramento si realizza ugualmente, ma lui lo esclude per sé. È diverso dal fatto in cui io non voglio il bene del coniuge oppure non voglio i figli o la loro educazione il che rende nullo il matrimonio.

Matrimonio = Contratto sui generis

perché ha un oggetto specifico, si fonda sul consenso, non si può rescindere, non è un contratto privato, si può realizzare solo tra un uomo e una donna (i contraenti) e si realizza attraverso fini stabiliti per le parti dal diritto (sia i soggetti che le finalità sono stabiliti dal diritto). La cosa più importante rispetto a un contratto tipico è che non è un negozio privato (un rapporto privato); ed è quello che la normativa civile vuole dimostrare parlando di matrimonio: fare del matrimonio una questione che riguarda solo i coniugi, invece il matrimonio ha una dimensione sociale e di apertura al pubblico in quanto ci sono i testimoni, ci sono i registri eccetera. La caratteristica principale del matrimonio è di non essere un contratto privato ma un contratto pubblico e sociale.

 

PROPIETA’ ESSENZIALI del matrimonio

Can. 1056 – Le proprietà essenziali del matrimonio sono l’unità e l’indissolubilità

Unità intesa come:

  • Unità = unicità di un solo matrimonio con una sola persona. tanto che esiste un impedimento a sposarsi se si è già sposati.
  • Unità intesa come fedeltà: concedere il proprio corpo, inteso come interezza della persona, che si dà ad un’unica persona.

Quando si va a decretare l’esclusione della fedeltà nel matrimonio, non si va a vedere tanto il numero degli atti extraconiugali, quanto piuttosto la mentalità del soggetto, cioè quanto uno è capace di rendersi libero soltanto per una persona

Indissolubilità (perpetuità del vincolo): proiezione nel per sempre del matrimonio. Chi si sposa deve escludere di far ricorso al divorzio.

L’indissolubilità si realizza in due momenti diversi:

  1. indissolubilità intrinseca del matrimonio: si realizza quando celebriamo il matrimonio;
  2. indissolubilità estrinseca (definitiva) del matrimonio: si realizza con il primo atto sessuale completo dopo il matrimonio (consumato).

È importante questa distinzione perché tra le varie forma di scioglimento del matrimonio esiste quella del Matrimonio rato e non consumato: quando non si realizza l’atto coniugale per cui il matrimonio può essere sciolto attraverso l’intervento diretto del Romano Pontefice che scioglie il matrimonio perché non si è realizzata l’indissolubilità nel suo grado assoluto e pieno cioè è consumato. Prima della consumazione il matrimonio può essere sciolto.

VALIDITA’ DEL MATRIMONIO can. 1057

Can.1057. Canone centrale sulla validità del matrimonio perché contiene i requisiti essenziali per la validità del matrimonio. Tutte le cause di nullità si fondono su uno di questi elementi che, laddove mancano, determinano la nullità.

Gli elementi richiesti per la validità del matrimonio sono 3:

  1. Consenso: è l’atto generativo del matrimonio. Il consenso deve essere legittimamente manifestato.
  2. La forma canonica richiesta: un insieme di formalità richieste dal diritto affinché sia valido;
  3. Abilità giuridica: il consenso deve essere manifestato tra persone giuridicamente abili;

Il Codice delle chiese orientali aggiunge a questi 3 elementi anche il requisito della benedizione per la validità del matrimonio.

Il consenso matrimoniale: è l’atto della volontà con cui l’uomo e la donna con patto irrevocabile danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio. Il consenso ha:

l’Oggetto materiale del consenso: sono  le persone dei coniugi (i nubendi).
(Invece l’oggetto del matrimonio è il consenso….potrebbe chiederlo)

Consenso interno
Essendo un atto della volontà il consenso è interno dell’animo che si manifesta attraverso una determinata dichiarazione che gli sposi fanno il giorno del matrimonio: lo scambio delle parole “Io accolgo te” deve corrispondere al consenso interno del soggetto. Diversamente se esprimesse a parole un consenso che in realtà non vuole, non sente dentro, saremmo nell’esperienza della simulazione del consenso del matrimonio. Potrei dirlo a parole ma non pensarlo internamente. Quello che vale, rispetto alla costituzione del vincolo matrimoniale, è il consenso interno dell’animo che deve corrispondere alle parole, ma laddove non dovesse corrispondere, è superiore la mia volontà interna di non obbligarmi in quel determinato momento. Di conseguenza il matrimonio non si viene a costituire laddove il consenso, espresso a parole, non corrisponde al reale consenso interno dell’animo del nubendo. Nel processo si deve cercare proprio di dimostrare che non è solo una scusa del matrimonio, quindi si va a vedere le circostanze del matrimonio, il fidanzamento, i comportamenti che avrebbero potuto manifestarlo (la convivenza), quanto è durato il matrimonio, se lo ha confidato a qualcuno eccetera. È la vita delle persone che dà sostanza a quello che si dice in tribunale. Il matrimonio nullo non è deciso dal tribunale il quale lo dichiara solamente in base agli atti e ai fatti. Le sentenze di nullità matrimoniale non passano mai in giudicato quindi questo significa che può sempre essere rimessa in campo, il processo si può riaprire. Le sentenze sono dichiarative e non costitutive: si dichiara nullo il matrimonio e ciò dipende da atti e fatti (il matrimonio ha anche una dimensione sociale) ed è nullo di per sé. Il tribunale lo dichiara solamente.

Canone 1058: il diritto al matrimonio è un diritto da estendere a tutti i soggetti

Il consenso è bilaterale cioè di entrambi i nubendi. Un nubendo è allo stesso tempo soggetto attivo del consenso matrimoniale, perché è lui che esprime il consenso, ed è allo stesso tempo oggetto e destinatario del consenso, perché l’altra persona punta la sua volontà matrimoniale sulla persona dell’altro.

Diritto al matrimonio

Can. 1058: tutti possono contrarre matrimonio. Se non hanno proibizioni del diritto tutti possono contrarre matrimonio. Ci sono delle limitazioni imposte dal diritto divino e altre invece sono imposte dall’autorità della chiesa, che ritiene che in determinati casi e circostanze le persone non possono contrarre matrimonio.

Questo è l’ambito di studio degli impedimenti matrimoniali cioè di quelle persone che non hanno l’abilità giuridica. Questa limitazione imposta dal diritto in alcuni casi può essere dispensata dall’autorità ecclesiastica; in altri casi questo diritto è assolutamente limitato e c’è un divieto assoluto alla celebrazione del matrimonio perché quel limite poggia sul diritto Divino. Ad esempio, il precedente vincolo matrimoniale: se uno è già sposato non può sposarsi di nuovo.

ABILITÀ GIURIDICA

Anche se il canone 1058 dice che tutti possono sposarsi a meno che non ci siano proibizioni dal diritto che rendono inabili giuridicamente a celebrare il matrimonio, il capitolo 2 del libro IV al canone 1073 riguarda gli impedimenti al matrimonio cioè quelle circostanze di fatto, che ostacolano la valida celebrazione del matrimonio.
Quando gli impedimenti derivano dal diritto umano possono essere normalmente dispensati dall’autorità ecclesiastica (proprio perché umano cioè è stato fissato dalla chiesa e come tale lo può rimuovere); se è di diritto divino la chiesa non può intervenire per rimuoverlo (non dispensabili). Il meccanismo per la rimozione dell’impedimento è la dispensa e spetta normalmente al vescovo o a una congregazione della Santa Sede. Il nuovo codice prevede che in caso di urgenza per pericolo di morte e si debba celebrare il matrimonio e non si possa avere la dispensa prevista in tempo, anche il presbitero, nel celebrare il matrimonio, potrà dispensare dall’impedimento.

GLI IMPEDIMENTI

Gli impedimenti sono:

  1. Età (can. 1083)
  2. Impotenza copulativa (can. 1084)
  3. Precedente vincolo matrimoniale (can. 1085)
  4. Disparità di culto (can. 1086)
  5. Ordine sacro
  6. Voto perpetuo di castità (can. 1087-1088)
  7. Ratto (can. 1089) o Rapimento (can. 1089)
  8. Crimine o coniugicidio (can. 1090)
  9. Consanguineità (can. 1091)
  10. Affinità (can. 1092)
  11. Pubblica onestà (can. 1093)
  12. Parentela legale (can. 1094)

ETA’ (1083)

L’età minima per la validità del sacramento del Matrimonio è:

Uomo 16 anni compiuti
Donna 14 anni compiuti

altrimenti il matrimonio è nullo. A determinate condizioni può essere dispensato.
La CEI ha fissato l’età minima per il matrimonio a 18 anni (condizione per la liceità) uniformandolo all’ordinamento civile, così da avere all’atto del matrimonio religioso anche il riconoscimento degli effetti civili.

La chiesa italiana, anche per i concordati con lo stato, ha alzato l’età minima del matrimonio per fare in modo che non esistano matrimoni religiosi ai quali non possono seguire anche il riconoscimento civile. Questo per evitare che capiti che uno è sposato civilmente con una persona e religiosamente con un’altra.

L’età può essere dispensata dal vescovo o dell’ordinario del luogo (è concessa dopo una verifica che riguarda la libertà degli sposi).

IMPOTENZA COPULATIVA (1084)

Can. 1084 Impotenza copulativa antecedente e perpetua sia da parte dell’uomo che della donna, assoluta o relativa, per sua natura rende nullo il matrimonio. (non può essere dispensato)

Il codice fa una distinzione tra:

  • impotentia coeundi (incapacità di compiere l’atto sessuale) – rende nullo il matrimonio ed è indispensabile (cioè non può essere dispensata da alcuna autorità ecclesiale- impedimento di diritto naturale)
  • impotenza generandi (la sterilità).  Non proibisce ne dirime il matrimonio.

Il canone 1084 specifica le caratteristiche:

  1. Antecedente al matrimonio: se avviene dopo non rende nullo il matrimonio. Es. Incidente stradale
  2. perpetua: per sempre (provato scientificamente). Se può regredire però si può celebrare il matrimonio.
  3. sia dell’uomo che della donna
  4. Assoluta o relativa:

Assoluta: verso tutte le altre persone di sesso opposto

Relativa: solo nei confronti della persona che devo sposare

Perché l’atto sia perfetto (per la chiesa) deve prevedere tre atti fondamentali:

  • Erezione
  • penetrazione
  • eiaculazione in vagina.

Il CIC del ’17 prevedeva che il seme emesso dall’uomo fosse “verum semen”, cioè in grado di fecondare l’ovulo, rendendo in questo modo la sterilità un impedimento al matrimonio. Oggi invece non è più cosi.

Per quanto riguarda la sterilità, se mi sposo senza saperlo, il matrimonio e valido, se invece lo tengo celatamente nascosto al coniuge, il matrimonio è nullo (in questo caso si parla di DOLO can. 1088)

PRECEDENTE VINCOLO MATRIMONIALE (1085)

Canone 1085: il precedente vincolo matrimoniale fa generare un’assoluta incapacità al matrimonio a chi è già sposato.

Anche per chi si è sposato civilmente, per la chiesa si tratta di un consenso sufficiente a creare un vincolo matrimoniale. Questo ovviamente non ha l’elevazione a sacramento a differenza di quanto avviene con il matrimonio canonico.

La chiesa prima del matrimonio religioso, chiede lo stato libero civile per evitare che capitino situazioni in cui uno sposato civilmente si vada a sposare religiosamente con un’altra.

Un precedente vincolo matrimoniale è un impedimento di diritto naturale, quindi non può essere dispensato.

Il matrimonio cessa in caso di:

  1. morte del coniuge
  2. con dichiarazione di nullità
  3. scioglimento del matrimonio nei casi in cui è possibile.

DISPARITA’ CULTUS (1086)

Canone 1086: DISPARITAS CULTUS: disparità di culto è quella situazione che si viene a determinare quando abbiamo una parte battezzata e una parte non battezzata.
esempio: cattolico + musilmano / cattolico + buddista

Esiste tra di loro un impedimento che di diritto ecclesiastico e non divino e per questo si può dispensare da parte dell’ordinario del luogo.

la dispensa deve rispettare le cauzioni previste dai canoni 1125-1126:

  • la parte Cattolica dichiari di non abbandonare la fede e di impegnarsi a educare cristianamente i figli;
  • ne venga informata di questa dichiarazione anche la parte non cattolica;
  • entrambe le parti siano istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio cristiano.

A queste condizioni ci può essere la dispensa. Se non c’è la dispensa il matrimonio è invalido.

MATRIMONIO MISTO

è un matrimonio tra cattolici e cristiani non cattolici che è normalmente valido, ma per la lecita celebrazione ci vuole la licenza. Solo la licenza lo rende lecito.

Il matrimonio misto, essendo tra battezzati, è anche matrimonio sacramentale. Il matrimonio tra battezzato e non battezzato, pur essendo valido, non è mai un matrimonio sacramentale; riceve la sacramentalità quando la parte non battezzata si battezza. C’è una differenza tra matrimonio sacramentale e matrimonio non sacramentale. La sacramentalità del matrimonio si realizza e produce effetti del Sacramento solo se celebrato tra due battezzati.

Esempi

  • disparitas cultus: un matrimonio tra un Cattolico e un ebreo; un matrimonio tra Cattolico e testimone di Geova
  • Matrimonio misto: matrimonio tra un Cattolico e un Evangelico; Matrimonio tra un Cattolico e un Orientale Cattolico.

Il canone 1086 è stato riformato da Papa Benedetto XVI attraverso il motu proprioomnium in mente
Viene tolto l’abbandono formale dalla Fede Cattolica.

Differenza:

  • prima del motu proprio: se avevo fatto abbandono formale della fede cattolica, potevo sposare un NON BATTEZZATO perchè non era DISPARITAS CULTUS (esempio: ex cattolico più musulmano) – era valido.
  • dopo il motu proprio: anche se ho fatto abbandono formale della fede cattolica, resto sempre un battezzato (è indelebile) per cui non posso contrarre matrimonio con un NON BATTEZZATO (a meno che non abbia dispensa). Il matrimonio senza dispensa è nullo

ORDINE SACRO O VOTO PUBBLICO PERPETUO DI CASTITÀ (CAN. 1087-1088)

Non possono sposarsi coloro che sono istituiti dei sacri ordini e coloro che sono vincolati da voto perpetuo di castità emesso in istituto religioso (non i novizi). In questi casi il matrimonio è nullo. È possibile celebrare il matrimonio ma a determinate condizioni:

  • dimissioni dallo Stato clericale
  • esclaustrazione

Per quanto riguarda le dimissioni dallo stato clericale, se è stato dispensato dagli obblighi sacri e dal celibato dal Romano Pontefice (attraverso il rescritto) può accedere al matrimonio e ci vogliono due dispense: obblighi sacerdotali e obbligo del celibato.

Il diacono permanente che rimane vedovo, invece, non si può risposare tranne che a determinate condizioni:

  1. Grande utilità pastorale del ministero diaconale, attestata dal Vescovo
  2. Cura dei figli minorenni

RAPIMENTO O RATTO (CANONE 1089)

Non ci può essere matrimonio valido tra un uomo e una una donna rapita o trattenuta allo scopo di contrarre matrimonio con essa, a meno che, una volta liberata, non decida lei stessa, senza costrizione, di sposarlo.

Il problema non è relativo al consenso, ma alla libertà che non deve essere limitata.

Se dopo liberata, è costretta dalla famiglia a sposarsi per evitare il disonore, il matrimonio non sarebbe valido per il VIZIO DEL CONSENSO. (non IMPEDIMENTO).

CRIMINE  o CONIUGICIDIO (CAN. 1090)

L’uccisione del coniuge per sposare un’altra persona determina la nullità del matrimonio.
Questo si verifica quando due che vogliono sposarsi, per farlo uccidono o fanno uccidere il precedente partner. L’uccisione deve avere lo specifico fine di poter poi celebrare il matrimonio. Anche in questo caso si tratta di un impedimento dispensabile, la cui dispensa non è quasi mai data, se non per ragioni molto particolari, e compete alla sede apostolica.

L’uccisione del coniuge non deve essere fatta per forza dall’altro coniuge o dall’amante, ma basta che l’omicidio sia imputato a titolo di concorso al soggetto che decide di sposarsi con un’altra persona.

CONSANGUINEITÀ (CAN. 1091)

CONSANGUINEITA’: Indica la parentela che riguarda la discendenza dallo stesso capostipite. Prima il grado di parentela si computava secondo il diritto romano, poi si passo a quello germanico (basato sulla distanza di ciascuna generazione dal suo capostipite).

Il Concilio Lateranense IV, fisso l’impedimento al quarto grado per consanguineità ed affinità.

Il CIC del 1917 fisso l’impedimento al 3° grado di consanguineità e al 2° di affinità in linea collaterale.

  • Linea retta (genitori-figli): non dispensabile. Fa parte del diritto divino, quindi il matrimonio è nullo.
  • Linea collaterale: fino al 2° (fratello – sorella) non dispensabile. Fa parte del diritto divino, quindi il matrimonio è nullo.

AFFINITA’ (CAN. 1092): indica il rapporto familiare che si crea tra me e i parenti del mio coniuge.

  • Linea retta: è nullo. è non dispensabile (diritto divino)
  • Linea collaterale: non viene rilevata. (diritto umano – ecclesiastico)

PARENTELA LEGALE (can. 1094)

Non si posso sposare quelli uniti da parentela legale, sorta dall’adozione.

Linea retta (genitore – adottato)…è nullo e non dispensabile.

Linea collaterale di 2° (fratellastro – sorellastra)…è nullo e non dispensabile.

Nel codice del 17 vi era un impedimento tra padrino e battezzato, perchè si creava un legame spirituale (cognazio spiritualis), mentre nel codice dell’83 non è più previsto.

IL CONSENSO MATRIMONIALE (è uno dei requisiti essenziali del matrimonio)

Il consenso matrimoniale: è l’atto della volontà con cui l’uomo e la donna con patto irrevocabile danno e accettano reciprocamente se stessi per costituire il matrimonio.

Il soggetto deve poter esprimere il proprio consenso validamente, e perché ciò avvenga deve avere la capacità di esprimerlo (non più abilità giuridica ma psichica).
Il consenso matrimoniale che deve essere integro e libero da pressioni esterne, non deve essere viziato da errori, cattiva valutazione sull’altro coniuge, non deve essere simulato (deve manifestare con le parole ciò che realmente prova interiormente), né condizionato da altri elementi. Questi rappresentano i vizi e i difetti del consenso, al verificarsi dei quali, il matrimonio è nullo.

C’è differenza tra difetto e vizio del consenso.

Difetto del consenso: chi difetta della capacità di esprimere il consenso, difetto legato alla natura psico-fisica. è disciplinato dal canone 1095 (1, 2, 3)

Vizi del consenso: chi può esprimere il consenso, ma sceglie o è indotto a viziare il consenso

  1. errore
  2. violenza
  3. dolo

Altre ipotesi del vizio del consenso sono:

  1. Simulazione: esclusione del contenuto del matrimonio che può essere TOTALE (esclude tutto il matrimonio) e PARZIALE (esclude uno dei 5 elementi essenziali)
  2. Condizione: apporre una condizione sul matrimonio (mi sposo a condizione che) e può essere basato su:

Futuro: mai apponibile

passato e presente: si può apporre

DIFETTO DEL CONSENSO Can. 1095 

Il difetto del consenso è disciplinato dal Can. 1095

Sono incapaci a contrarre matrimonio:

  1. coloro che mancano di sufficiente uso di ragione;
  2. coloro che difettano gravemente di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali;
  3. coloro che per cause di natura psichica, non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.

le 3 ipotesi girano attorno alla sfera psichica. Il consenso che eventualmente viene espresso si ritiene nullo.

1) MANCANZA DI SUFFICIENTE USO DI RAGIONE

Riguarda una grave alterazione psichica che rende il soggetto incapace di intendere e di volere.
Può essere causato da cause psichiche di carattere permanente che incidono sulle condizioni mentali dei soggetti.

La malattia deve essere presente al momento della celebrazione. Se è latente e si presenta solo dopo il matrimonio, bisogna dimostrare che era latente già prima del matrimonio e chiederne la nullità

se la malattia non incide sulla struttura ontologica della persona, non è rilevante ai fini del matrimonio ed è quindi valido.

Lucidi intervalli: momenti di lucidità che si alternano a quelli di incapacità di intendere e volere. La struttura ontologica è sempre quella di una persona malata (incapace) anche se appare normale.
Se si sposa in un momento di lucidi intervalli, il matrimonio è nullo perchè è sempre una persona incapace.

MANCANZA DI USO DI RAGIONE ATTUALE

Riguarda l’incapacità solo nel momento della celebrazione.
esempio: una persona perfettamente capace, fa uso di droghe e alcool rendendolo incapace di intendere e volere al momento del consenso matrimoniale. Poi torna normale, ma il matrimonio è nullo perchè in quel preciso momento era incapace.

2) DIFETTO GRAVEMENTE DI DISCREZIONE DI GIUDIZIO CIRCA I DIRITTI E I DOVERI MATRIMONIALI ESSENZIALI DA DARE E ACCETTARE RECIPROCAMENTE

Il problema non riguarda la capacità di intendere e di volere. Il problema riguarda la capacità di giudizio, di maturità di comprendere quali sono i diritti e i doveri derivanti da un matrimonio e dalla vita di coppia.

Gli elementi essenziali che caratterizzano il difetto di discrezione di giudizio sono:

  1. Maturità: è limitata
    Es: quello di una persona normale, che conduce una vita normale, ma in tutte le decisioni, dipende dai suoi genitori.
  2. Libertà di scelta: limitata
    Es: Una persona fidanzata che sposa la ragazza, che era rimasta sola alla morte del padre e non sapeva come sopravvivere, lui l’accoglie in famiglia. alla fine diventa come una sorella e anche se non l’ama più la sposa lo stesso. In questo caso la libertà di scelta è limitata.

3) COLORO CHE PER CAUSE DI NATURA PSICHICA NON POSSONO ASSUMERE GLI OBBLIGHI ESSENZIALI DEL MATRIMONIO

Problema conclamato di natura psichica (malattie psichiche). In tal caso, vi è l’incapacità di assolvere agli obblighi matrimoniali: bene coniugale, procreazione ed educazione della prole, unità e indissolubilità.

Ipotesi:

Ninfomania

Transessualismo

Personalità paranoide o isteriche

Perversione sessuale

Masochismo

Feticismo

Pedofilia

Omosessualità (secondo i manuali diagnostici internazionali, l’omosessualità non è più considerata malattia. La chiesa lo colloca tra le cause di natura psichica perché il comportamento omosessuale è incompatibile con gli obblighi del matrimonio. Chi ha rapporti con le persone dello stesso sesso non può procreare, la chiesa fa riferimento all’antropologia per cui il matrimonio è solo tra uomo e donna.

 

I VIZI DEL CONSENSO

Normalmente si caratterizza nei tre vizi classici che possono viziare il consenso:

  • errore
  • violenza
  • dolo

Il soggetto può esprimere validamente il consenso che però viene viziato. Anche simulazione e condizione sono vizi del consenso.

L’ERRORE può essere (CAN: 1097):

  • di persona: sbaglio di persona- Invece di sposare Tizio, sposo il fratello gemello. La personalità non è riconosciuta giuridicamente come errore. Es: personalità violenta.
  • su una qualità della persona intesa principalmente e direttamente: La qualità deve essere particolarmente importante nel senso che è messa prima della persona (es.: verginità, ricchezza..). In questo caso il matrimonio può essere considerato nullo.

L’errore si verifica esclusivamente nella mente della persona che lo pensa. Invece se sono indotto in errore da una terza persona, questo è considerato dolo.

DOLO (CAN. 1098):

Si verifica quando una persona raggira un’altra persona con l’intento di ottenere il consenso matrimoniale. In questo caso il soggetto è indotto in errore da un altra persona.

Requisiti:

  1. Il dolo deve essere portato avanti per ottenere il consenso: comportamento omissivo o commissivo.
  2. Il dolo deve vertere su una qualità dell’altra parte: riguarda solo i coniugi e non terze persone.
  3. Questa qualità per sua natura deve essere tale da perturbare la vita coniugale. (es. negare la sterilità; negare di essere stato in carcere)

La qualità inoltre può essere sia OGGETTIVA che SOGGETTIVA.

LA VIOLENZA E TIMORE INCUSSO (CAN 1103)

è invalido il matrimonio per violenza o timore incusso, anche non intenzionalmente, per liberarsi dal quale il soggetto non ha un’altra soluzione se non acconsentire al matrimonio.

Violenza fisica: minacce, percosse

Timore incusso: pressioni psicologiche.

Requisiti:

Il timore incusso, è quello che proviene da un’agente esterno. Capita spesso che si arriva in tribunale per la richiesta di nullità dopo che l’agente esterno è morto.

Il matrimonio in questo caso, deve essere l’unica soluzione possibile per liberarsi dal timore.

Quindi le fasi che si verificano sono le seguenti:

  1. Agente esterno;
  2. Minacce di male sulla persona;
  3. Unica scelta possibile per liberarsi del timore è il matrimonio.

Prova regina nei processi di nullità è l’avversione al matrimonio.

 

SIMULAZIONE (CAN. 1101)

è l’esclusione del contenuto essenziale del matrimonio.

Elemento essenziale del matrimonio:

  1. Bene del coniuge;
  2. Procreazione ed educazione della prole;
  3. Unità;
  4. Indissolubilità;
  5. Sacramentalità.

Si esprime a parole qualcosa che non corrisponde alla volontà interna del soggetto. La simulazione può essere PARZIALE o TOTALE.

TOTALE: divergenza totale tra volontà dichiarata e l’interno volere del soggetto;

PARZIALE: divergenza tra volontà e l’interno volere del soggetto che si concentra su una proprietà essenziale del matrimonio.

Può essere fatta: da uno dei coniugi, entrambi i coniugi (d’accordo), entrambi (uno all’insaputa dell’altro).

CONDIZIONE (canone 1102)

Un’altra ipotesi del consenso è la condizione: mi sposo a condizione che…

La condizione può essere:

  • Futura: non si può apporre, quindi per il diritto non è rilevante.
  • Presente e passata: si può apporre, deve essere importante, ci deve essere il dubbio per apporla. questa condizione per essere valida, deve essere messa per iscritto dall’ordinario del luogo (vescovo o sacerdote). Se si verifica quella condizione il matrimonio può essere dichiarato nullo.

FORMA DELLA CELEBRAZIONE DEL MATRIMONIO

Terzo elemento di validità del matrimonio è la forma legittimamente prevista. . Il codice, dopo il Concilio di Trento (1563), ha stabilito che il matrimonio non celebrato secondo la forma stabilita non è valido.

Vi sono delle Prescrizioni formali per contrarre validamente il matrimonio, infatti è necessario che:

  • i contraenti siano presenti contemporaneamente, sia di persona sia tramite procuratore. Gli sposi manifestino il consenso matrimoniale con le parole; se però non possono parlare, lo facciano con segni equivalenti (can.1105).
  • La Regola fondamentale è che sono validi solo i matrimoni che si contraggono alla presenza dell’ordinario del luogo, del parroco o del sacerdote o diacono delegato nonché alla presenza di due testimoni (can.1108).

Quindi:

  • i nubendi devono essere presenti contemporaneamente;
  • l’assistente: può essere l’ordinario del luogo, parroco o sacerdote delegato (il sacerdote deve avere la delega altrimenti il matrimonio è nullo);
  • Vi deve essere la presenza di due testimoni (non ci vogliono requisiti particolari né di sesso, né di età, né di religione.

EFFETTI DEL MATRIMONIO

Il diritto della chiesa si focalizza sul momento costitutivo del matrimonio cioè il giorno del matrimonio. Manca invece un diritto di famiglia matrimoniale che invece è affidato tutto alla PASTORALE  e alle PARROCCHIE.

Dai canoni 1134 a 1140 abbiamo solo 6 canoni che riguardano i coniugi, il ruolo di genitore e i figli legittimi o illegittimi; dopo c’è la separazione e la nullità.

LA SEPARAZIONE DEI CONIUGI (can. 1151 – 1153)

Costituisce la Fase degenerativa del matrimonio che porta allo scioglimento del vincolo matrimoniale. Le vie sono:

  • separazione dei coniugi non è un vero e proprio scioglimento del vincolo coniugale.
  • dispensa per matrimonio rato e non consumato
  • dichiarazione di nullità del matrimonio.

Prima della riforma del 70 la visione della Chiesa era in linea con quella dello stato.
Esiste un tempo di separazione che è fissato a 3 anni prima del divorzio….cosiddetto tempo di riflessione.

La cosa importante da sapere è che per il CIC il vincolo matrimoniale non si scioglie. La separazione è considerato più un tempo di riflessione in cui le parti vivono separate per riflettere per poi ristabilire l’unione coniugale.

SEPARAZIONE CANONICA

L’obiettivo della separazione canonica è quello di mantenere il vincolo, infatti è sempre finalizzata a ristabilire l’unione.

La separazione canonica può essere:

PERPETUA: per sempre (nei casi gravi)

TEMPORANEA: per un periodo di tempo

La separazione deve essere concessa dall’ordinario del luogo e finisce con il ritorno del coniuge alla vita coniugale. Durante questa fase è sempre previsto il mantenimento e sostentamento della prole e la loro educazione.
Di solito la separazione coniugale, anche se prevista, non viene applicata, perchè la parte debole non è tutelata giuridicamente ed economicamente come invece avviene nella separazione civile.

MOTIVAZIONI DI SEPARAZIONE

  1. Adulterio: La chiesa spinge sempre verso il perdono, ma dove non si riesce si può ottenere la separazione canonica che in questo caso può essere temporanea o perpetua (quando non vogliono riprendere la convivenza).
  2. Compromissione del bene spirituale: uno dei due si è convertito ad altra religione opp. è diventato ateo.
  3. Compromissione corporale dell’altro coniuge o della prole: il coniuge o i figli sono vittima di violenza da parte dell’altro coniuge.

La separazione può essere temporanea perchè durante il periodo di separazione il coniuge può cambiare il suo comportamento. Cessata la causa di separazione si deve ristabilire l’unità coniugale.

SCIOGLIMENTO DEL VINCOLO MATRIMONIALE

Il matrimonio cessa solo:

  1. Per morte del coniuge
  2. Nullità (il matrimonio non c’è mai stato)
  3. Scioglimento del vincolo (c’è un motivo per cui quel vincolo non si è mai perpetuato)

MOTIVI DI SCIOGLIMENTO

  1. Matrimonio rato e non consumato: Può essere sciolto solo dal Romano Pontefice dopo un’istruttoria fatta davanti al Vescovo e alla congregazione competente (Rota romana).
    il matrimonio rato e non consumato prevede che il matrimonio non sia mai stato consumato in umano modo (indissolubilità esctinseca) o per ragioni temporali (nessuna convivenza) oppure organiche/psichiche.
    Di solito si chiede prova (dimostrazione di integrità fisica della donna)
    Umano modo: sensa estorcere l’atto sessuale con la violenza fisica o psichica.
  2. Scioglimento in favore della fede: Questo tipo di scioglimento viene fatto per favorire la fede della parte che riceve il Battesimo. Avviene sempre tra 2 non battezzati dove uno dei due si converte e riceve il battesimo dopo il matrimonio.

Distinzione tra PRIVILEGIO PAOLINO e PRIVILEGIO PETRINO:

  1. PRIVILEGIO PAOLINO: (1 corinzi 7, 12-15) Si verifica quando colui che ha ricevuto il battesimo non riesce più a convivere con l’altro che è rimasto non battezzato, e può quindi ritenersi libero dal matrimonio. Il più delle volte si attua automaticamente con la celebrazione del matrimonio del battezzato. Questo tipo di scioglimento viene effettuato dall’ordinario del luogo.
  2. PRIVILEGIO PETRINO: si verifica quando un poligamo (musulmano) convertito al cattolicesimo può scegliere quale moglie tenere come legittima, e liberare le altre dal vincolo(che diventano nulli per l’impedimento del precedente vincolo matrimoniale). Questo privilegio è autorizzato dal ROmano pontefice, mentre lo scioglimento è approvato dall’ordinario del luogo..Vale anche se è la donna ad essere poligama.

 

I PROCESSI MATRIMONIALI PER LA DICHIARAZIONE DI NULLITA’ DEL MATRIMONIO CANONICO

Nel 2015 Papa Francesco ha riformato il processo di nullità con due motu proprio: MITIS IUDEX DOMINUS IESUS (MIDI) per la Chiesa Cattolica occidentale e MITIS ET MISERICORS IESUS per la Chiesa Cattolica orientale.

principi ispiratori:

  1. PROSSIMITA’: essere più vicini alle persone e ai loro bisogni;
  2. CELERITA’: tempi più brevi per i processi;
  3. GRATUITA’: i processi devono essere gratuiti. Ricorso al gratuito patrocinio e all’avvocato d’ufficio;
  4. CENTRALITA’ DEL VESCOVO: richiamo per i Vescovi ad esercitare il potere legislativo (che già gli compete);
  5. MANTENIMENTO DELLA VIA GIUDIZIARIA: il processo segue sempre la via giudiziale;
  6. SALVAGUARDIA DELL’INDISSOLUBILITA’: di principio ogni matrimonio validamente costituito è indissolubile.

I CRITERI DEL MIDI

  1. VESCOVO GIUDICE
  2. GIUDICE UNICO: in sostituzione dei tre giudici previsti per il processo, per favorire in questo modo la celerità del processo;
  3. CELERITA’: è sufficiente una sola sentenza affermativa in favore della nullità  per potersi sposare;
  4. PROCESSUS BREVIOR: processo più breve;
  5. RUOLO DELLA SEDE METROPOLITANA: i tribunali diocesani vi si possono appellare;
  6. CONVERSIONE DELLE STRUTTURE DEI TRIBUNALI E DEGLI OPERATORI: QUESTA FASE prevede una vera e propria riforma dei tribunali. Gli operatori hanno dovuto riadattare il modo di fare i processi. C’è stata anche una riforma degli Studi di Diritto Canonico (es. diploma di diritto canonico matrimoniale e processuale).

TRIBUNALE

Con il MOTU PROPRIO Qua Curà, del 1938, in Italia c’erano solo 18 tribunali regionali di prima istanza e alcuni di questi erano anche d’appello. Con la riforma invece si ebbero diversi cambiamenti:

  1. Nascono i tribunali diocesani;
  2. Tribunali metropolitano d’appello;
  3. Tribunali interdiocesani, (nati dalla riforma. Più diocesi insieme);
  4. Tribunali Regionali: (pre-riforma) alcuni sono rimasti, altri sono diventati interdiocesani;
  5. Rota Romana: tribunale Apostolico che ha portato alla soppressione del tribunale d’Appello di seconda istanza di Roma.

I SOGGETTI 

I soggetti che partecipano ad un giudizio di nullità matrimoniale sono:

  1. CONSULENTI: a seguito della riforma è stata introdotta la consulenza previa al processo cioè prima di avviare la causa di nullità;
  2. VICARIO GIUDIZIALE: a capo del tribunale ecclesiastico; è un chierico e giudice;
  3. IL GIUDICE DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO: chierici o laici con dottorato o almeno con licenza in diritto canonico;
  4. IL COLLEGIO DEI GIUDICI: formato da tre giudici (prima era un solo laico su 3, oggi possono essere anche due laici e un Chirico);
  5. GLI UDITORI: incaricato dell’istruttoria;
  6. I PROMOTORI DEL VINCOLO DI GIUSTIZIA: interviene per promuovere la causa di nullità anche senza che siano le parti a promuoverla;
  7. DIFENSORE DEL VINCOLO: deve portare gli argomenti ragionevoli a favore dell’indissolubilità del vincolo;
  8. NOTAI
  9. CANCELLIERI: del tribunale
  10. le PARTI (i coniugi) e i loro AVVOCATI.

LE PARTI

Le parti sono:

ATTORE: colui che promuove il giudizio (processo)

CONVENUTO: colui che subisce il processo

Solo le parti promuovono la causa di nullità ( può essere una soltanto o entrambe d’accordo). In casi particolari lo può fare anche il promotore del vincolo di giustizia.

Gli AVVOCATI  possono essere:

D’UFFICIO o di FIDUCIA

PATRONO STABILE: avvocato stabile stipendiato dal tribunale che fa consulenza gratuita e patrocina le cause.

PERITI: in materia o disciplina: psichiatrica, psicologica, andrologica, grafologica e informatica.

 

PROCESSO ORDINARIO

Il processo di nullità dichiara la nullità del matrimonio, e serve a provare che il matrimonio è nullo. Non ha nulla a che vedere con il divorzio. Non è una sentenza costitutiva e non va mai in giudicato, quindi si può sempre riaprire.

Il processo può iniziare quando è fatta richiesta delle parti (attore o convenuto). Solo in un unico caso lo può fare il promotore di giustizia, che può chiedere di iniziare una causa quando la nullità è chiaramente manifestata.

Quadro normativo

il principale documento sul processo di nullità è il CIC del 1983 che nel 2005 è stato integrato da un manuale processuale (dignitas connubii) che dice come deve avvenire il processo. poi abbiamo i due motu proprio di Papa Francesco del 2015.

Fase pregiudiziale

La fase pregiudiziale precede il processo. In questa fase è importante la consulenza pregiudiziale in quanto permette di capire se si deve avviare il processo o meno.

La fase pregiudiziale si fa con il patrono stabile in maniera gratuita. per i matrimoni in crisi interviene la commissione di pastorale o anche gli avvocati privati che però richiedono delle parcelle.

Questa fase pregiudiziale a cosa serve?

  • Serve a verificare la sussistenza di un fondamento giuridico (fumus bonis iuris) necessario per avviare un processo di nullità;
  • Serve a Individuare i capi di nullità matrimoniale cioè le motivazioni;
  • Serve ad avere un necessario supporto per la preparazione del libello e per reperire i documenti necessari per avviare il processo.

 Il processo è costituito da quattro fasi:

  • fase introduttoria
  • fase istruttoria
  • fase dibattitoria
  • fase decisionale.

LA FASE INTRODUTTORIA prevede:

  1. individuazione del tribunale competente. Bisogna capire a quale tribunale incardinare la causa. In genere è il Tribunale del luogo in cui è stato celebrato il matrimonio, ma si può scegliere anche il tribunale in cui l’attore ha il domicilio, oppure può dipendere anche dal luogo in cui si devono raccogliere la maggior parte delle prove.
  2. presentazione del libello da parte di uno dei coniugi. Chi lo presenta è la parte attrice, invece se è presentata da entrambi si chiama libello congiunto.
    Il libello è fondamentale perché il giudice non può prendere in esame nessuna causa se uno dei coniugi, o entrambi i coniugi, abbiano chiesto di iniziare la causa di nullità.
    Nel libello vengono esplicitati i motivi di nullità per cui uno dei coniugi intende verificare la validità del matrimonio, e poi indica anche le prove che vuole portare in giudizio.
    Le ragioni per la nullità devono riferirsi a quello che è successo all’atto della celebrazione del matrimonio, quindi al momento del consenso. Ciò che è venuto prima…durante il fidanzamento, o dopo il matrimonio (ad esempio un tradimento), può essere solo una prova a quanto viene detto. Ci deve essere un vizio del consenso per poter chiedere la nullità.
  3. Ammissione del libello: Dopo che il giudice ha riscontrato l’esistenza di tutti gli elementi necessari per introdurre una causa di nullità matrimoniale, ammette il libello con un decreto, e provvede a notificare l’inizio della causa alla parte che subisce la nullità matrimoniale. Gli elementi che deve verificare il giudice prima di ammettere il libello sono:
    • che il motivo su cui si basa la richiesta della verifica della validità del matrimonio sia reale (che ci sia almeno il sospetto che possa essere verificato)
    • deve verificare la competenza del tribunale a cui è stata richiesta la nullità
    • deve Verificare l’esistenza di un reale fondamento giuridico su cui la causa si va a fondare sia in diritto che in fatto.
    • Solo dopo si può mettere il decreto di ammissione del libello.
  4. Inizio Istanza: L’istanza ha inizio quando è citata la parte convenuta. Tutto ciò compete al vicario giudiziale del tribunale.
    Dopo aver fatto tutto ciò il giudice concorda il dubbio di causa, cioè alla parte convenuta è chiesto di portarsi in tribunale per poter decidere qual è il fondamento giuridico su cui si deve indagare per vedere se il matrimonio in questione è nullo o meno. Questo atto si chiama concordanza del dubbio.
    La formula del dubbio, invece, determina la materia che sarà oggetto della verifica…ad esempio ci si chiede se il matrimonio tra le parti è nullo per esclusione dell’indissolubilità: questa è la formula del dubbio al quale il giudice si deve attenere durante il processo altrimenti se va oltre questa motivazione renderebbe invalido il processo. Il giudice deve rispondere solo a quel dubbio.
  5. Costituzione collegio: Contestualmente il vicario costituisce il collegio dei Giudici, che sono:
    • preside del collegio
    • istruttore opponente la causa: colui che conduce le indagini e fa la relazione per introdurre la causa;
    • Congiudice

 

FASE ISTRUTTORIA

Vengono raccolte sotto la guida del giudice istruttore le prove utili e lecite (le prove ottenute in modo illecite non sono ammesse). Tali prove sono proposte dalle parti o dal promotore del vincolo oppure dal difensore del vincolo o anche dal giudice. Le prove possono essere:

  • deposizioni delle parti e dei testimoni
  • prove documentali: Lettere, fotografie
  • perizie
  • presunzioni

La certezza generata dalla prova non esclude la possibilità di un errore, ma è una certezza morale che non esclude la possibilità che il giudice possa giungere ad un errore riguardo alla sentenza.

Le prove possono essere:

  1. dichiarazioni processuali delle parti;
  2. interrogatorio delle parti: dichiarazioni davanti al giudice istruttore;
  3. confessioni delle parti;
  4. giuramento;
  5. prova documentale: documenti scritti cartacei in originale
  6. prova testimoniale: tutte le persone segnalate dal giudice istruttore per dimostrare la veridicità delle parti; serve a chiarire dubbi e controversie. Quelle di maggiore rilevanza sono le testimonianze dei sacerdoti e religiosi ancor più se Giudici.
  7. prova periziale: le perizie ovvero valutazione di un fatto attraverso una prova scientifica. Di solito si chiede quando il processo verte su incapacità psichica o di discrezione del giudizio (canone 1095 numero 1 e 2).

FASE DIBATTIMENTALE

Questa fase comincia con la pubblicazione degli atti.

Tutti gli atti prodotti nel processo, sono pubblicati perché le parti le possano consultare. Dopo la pubblicazione degli atti, se non sono presentate altre prove, il giudice emette il decreto di conclusione della causa per cui non si può più aggiungere nulla.

Se hanno portato altre prove, o hanno chiesto di essere riascoltati, il giudice deve di nuovo pubblicare anche questi atti per essere verificati nuovamente.

Dopo di ciò il giudice può emettere il decreto di conclusione in causa.
La conclusione della causa, chiude la parte dibattimentale del processo che non permette più di inserire altre prove a meno che non ci siano gravi motivi che possano evitare una frode.

A questo punto gli avvocati difensori delle parti potranno depositare in cancelleria del Tribunale le loro memorie difensive.

Dopo il decreto di conclusione in causa, gli avvocati delle parti consegneranno un atto nel quale descrivono, perché quanto detto dalla persona che difendono è vero o meno (sia per l’attore che il convenuto). Questo documento si chiama restrictus e deve dimostrare perché ciò che l’attore sostiene è vero in base alle prove fornite; invece il patrono della parte convenuta, se si oppone alla nullità del matrimonio, nel rescrictus dirà perché quanto chiesto dall’attore non è vero.

Il difensore del vincolo presenterà un atto che si chiama animadversiones. in cui dirà le osservazioni per cui secondo lui il matrimonio non può essere dichiarato nullo, oppure, se non ha questi motivi, si rimette al collegio giudicante.

Con questi tre atti: restrictus delle parti e animadversiones finisce la fase dibattimentale.

LA FASE DECISORIA E L’APPELLO

In questa fase i 3 giudici si riuniscono per decidere sulla causa. Le sentenze di nullità non vanno mai in giudicato (si possono sempre riaprire).

Il decreto con cui si dichiara chiusa la causa si chiama concluso in causa e stabilisce che le indagini sono chiuse.

Ora tocca ai giudici. Il giudizio in Italia è sempre collegiale. Terminata la discussione, che è sempre scritta e non orale, tra gli avvocati e il difensore del vincolo, il Presidente fissa l’udienza in camera di consiglio alla quale partecipano solo i giudici che discutono della causa. Dopodiché si fa la discussione e si arriva alla decisione. Se non si arriva ad una decisione si demanda ad una nuova discussione. Può accadere che uno dei giudici non sia d’accordo (la decisione è a maggioranza di due su tre) per cui può chiedere che il suo voto venga mandato al tribunale d’Appello.

La sentenza dichiara che il matrimonio è nullo questo significa che le sentenze non sono mai costitutive per quanto riguarda i processi di nullità perché la sentenza dichiara che quel matrimonio non è mai esistito. Se il giudice è a conoscenza di fatti che non possono essere ammessi nel processo può rimettere la causa a nuovo giudizio. Terminata la discussione è emessa la sentenza. Viene firmato il dispositivo su cui tale sentenza è scritta. Le motivazioni in cui si dice perché si è ammesso o meno la nullità del matrimonio viene pubblicata in un secondo momento.

A fine 2015 la prima sentenza che dichiarava la nullità del matrimonio non era sufficiente; bisognava andare al tribunale successivo per la seconda sentenza affermativa: la doppia conforme. Oggi non è più così.  Nel vecchio sistema oltre il 90% delle sentenze affermative veniva ratificato e per questo, per non dilungare i tempi, si è tolta la doppia conforme. Oggi la prima sentenza affermativa, se non viene appellata entro 15 giorni, è esecutiva e conferisce il diritto di passare alle prime vere nozze. Entro i 15 giorni dalla sentenza si può presentare l’appello al tribunale che ha emanato la sentenza. Se non si presenta l’appello al tribunale ordinario la sentenza è esecutiva.

I giudici esaminano le motivazioni dell’appello e se le ritengono giuste si rivolgono al promotore di giustizia il quale promuove l’appello senza la necessità di avere le parti in causa.

IL PROCESSO DI APPELLO

I giudici ricevono gli atti, viene nominato un collegio giudicante, il difensore del vincolo fa le osservazioni e la causa è rimessa al collegio. Bisogna vedere se l’appello è puramente strumentale o se è ammissibile. Può accadere che l’ex marito appelli la sentenza perché non vuole che la moglie si sposi, allora i giudici non ammettono l’appello ed è confermata la sentenza di primo grado. Se l’appello è ammesso il processo si svolge nuovamente come per il 1° grado però si guarda soprattutto ai punti controversi.

In 2° grado, se ci si rende conto che nel corso dell’appello emerge un nuovo capo di nullità, diverso da quello presentato per aprire il processo, si agisce su questo capo di appello e la sentenza diventa di primo grado per cui ci si può di nuovo appellare.

Se l’appello è il sistema attraverso il quale è messo in discussione il merito della causa, cioè il modo in cui si è deciso, c’è un altro modo di impugnare la sentenza che non riguarda il merito ma che dice che la sentenza è nulla: querela di nullità. Questa non mira a riformare la sentenza ma ci dice che la sentenza è nulla in modo insanabile oppure in modo sanabile.

  • modo insanabile: ad esempio quando è stata emessa da un giudice incompetente, nel senso che non aveva la competenza; oppure il giudice non aveva la potestà di giudicare in quel tribunale; oppure se la sentenza è stata emessa sotto violenza o timore grave del Giudice;
  • modo sanabile: derivano da vizi meno gravi per cui la sentenza può essere sanata (ad esempio quando mancano tutte le firme previste o le date per cui queste cose si possono aggiungere in un processo di revisione).

Il procedimento che esegue la querela è agile, può essere fatta dallo stesso giudice ma di solito è esaminata dal giudice dell’appello.

Con la sentenza esecutiva, quando le ipotesi di nullità sono legate all’esclusione della prole oppure al dolo o alla incapacità psichica, il tribunale, valutando le ragioni, può dare divieto di nuove nozze; questo perché, se nel matrimonio una parte aveva escluso una delle proprietà essenziali del matrimonio, prima di essere ammesso a nuove nozze deve andare dal vescovo e dichiarare che in questo matrimonio si vogliono quelle cose che nel primo matrimonio erano state escluse (questo per escludere che ci si rivolga più volte per un processo di nullità).

IL PROCESSUS BREVIOR

Possibilità di trattare quelle cause matrimoniali nelle quali è particolarmente evidente la nullità del matrimonio.

Esistono due condizioni:

1° Condizione: consenso esplicito di entrambi i coniugi;

2° Condizione: devono sussistere circostanze di fatti e di persone tali da rendere evidente l’invalidità del matrimonio. Devono esserci prove convergenti, concludenti e di immediata acquisizione a sostegno della domanda.

Solo l’accordo tra le parti non è sufficiente per iniziare il processo breve.

OCCORRE:

  1. Che il libello sia presentato da entrambi le parti o da una con l’accordo dell’altro;
  2. Non è richiesta l’assistenza di un avvocato;
  3. Che ci siano circostanze di fatti e di persone sostenute da testimoni e documenti, da cui appare evidente la nullità.

il LIBELLO deve:

  1. Esporre brevemente, integralmente e in modo chiaro i fatti su cui si fonda la domanda di nullità;
  2. Indicare le prove;
  3. Esibire in allegato i documenti su cui si basa la domanda.

ITER PROCEDURALE:

  1. Il vicario giudiziale accoglie il Libello e decide se la causa può seguire la via più breve;
  2. il vicario determina il dubbio e designa il sia il giudice istruttore, sia l’assessore della causa…e deve anche fissare la citazione per l’udienza nella quale si completeranno le prove.
  3. La fase probatoria si deve espletare in massimo 30 giorni;
  4. Dopo aver esaminato gli atti ed ascoltato le eventuali obiezioni del difensore del vincolo, il vescovo può:
    A: emettere sentenza affermativa;
    B: rinviare la causa al processo ordinario tramite decreto.
    La sentenza negativa sarebbe viziata da nullità insanabile (vedi querela di nullità)
  5. C’è la possibilità di ricorrere in appello (possibilità perduta)

 

 

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