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storia moderna

La caccia alle streghe è lo specchio della realtà storica di quel tempo che è rappresentata da una chiesa che stava venendo fuori da una forte divisione interna.

Stiamo parlando di quel periodo in cui era in atto la Riforma Luterana, alla quale riforma la Chiesa risponde con la Controriforma che ha avuto il suo inizio con il Concilio di Trento nel 1545.

Con il termine Riforma (cambiamento) intendiamo quel movimento messo in atto dai riformatori per antonomasia, ovvero Lutero e Calvino, di separazione dalla Chiesa Cattolica avvenuto intorno al 1500. Tra le sue cause maggiori vi fu la posizione di Lutero rispetto all’organizzazione della Chiesa nel diffondere la parola di Dio, che il riformatore auspicava fosse diretta ad ogni cristiano senza l’intermediazione del clero ma oltre a questo le cause sono da ricercare anche nella Vendita delle cariche ecclesiastiche, nella Simonia (vendita cariche ecclesiastiche), nel Concubinato (ossia la formazione di famiglie illegittime da parte di religiosi) e nel Nepotismo (vale a dire favori e vantaggi per i parenti degli ecclesiastici).

Le 95 tesi

Nel 1517 si era diffusa la pratica dell’acquisto, dietro somme di denaro, delle indulgenze per se stessi o per i cari defunti. Queste ultime iniziarono ad essere commerciate e gestite dal clero che amministrava le penitenze unicamente a scopo di lucro.

La leggenda vuole che Lutero, nella notte del 31 ottobre affiggesse sulla porta della cattedrale di Wittemberg le sue 95 tesi in contrasto a questa pratica, indetta nel 1514 dal Papa Leone X per terminare la costruzione della basilica di S. Pietro.

La pubblicazione delle 95 tesi non segna, come molti affermano, la definitiva rottura con il Vaticano. Lutero più volte ribadì che il suo non era un attacco al Papa o alla Chiesa, ma solamente un invito affinché ci fosse quel radicale cambiamento già auspicato agli inizi del secolo da Jan Hus e John Wycliff.

Ma Leone X, in risposta, inviò nel 1518, il card. Caietano che prese atto della posizione del monaco e della sua richiesta della convocazione di un concilio.

Infatti, nel 1520 viene pubblicata la bolla “Decet Romanum Pontificem” con la quale furono concessi 60 giorni al monaco per ritrattare, pena la scomunica.

Al suo ricevimento Lutero la brucerà pubblicamente.

Controriforma

La Controriforma (quel periodo compreso tra la seconda metà del Cinquecento e la Guerra dei Trent’anni 1545-1648), indica la reazione cattolica finalizzata al contenimento della Riforma protestante di Lutero e alla riconquista dei territori perduti. Dunque nella Chiesa – a seguito del Concilio di Trento – iniziò una riforma interna che promosse un’azione di rifiuto degli abusi che si erano introdotti tanto nella vita dei laici che del clero, cosa che portò ad un ritorno alle regole originarie nei monasteri: subordinazione dei benefici ecclesiastici ai loro fini religiosi e cura delle anime; una vita più severa nel clero regolare e in quello secolare; un ravvivamento dello spirito religioso; uno studio più approfondito delle fonti e dei modelli della vita cristiana.

Infine, con il termine Riforma Cattolica si intende l’insieme di quelle misure di rinnovamento spirituale e teologico con cui la Chiesa cattolica riformò le proprie istituzioni dopo il Concilio di Trento.

Il Concilio di Trento

Il concilio di Trento, indetto da Paolo III nel 1545 e terminato nel 1563, fece chiarezza su quelle che erano le dottrine della chiesa cattolica:

  • la validità della tradizione ecclesiastica accanto alla Sacra Scrittura
  • il principio che per salvarsi occorrono sia la fede che le opere
  • la presenza reale di Cristo nell’eucarestia
  • la sacralità e necessità di tutti e sette i sacramenti
  • l’esistenza del Purgatorio
  • la funzione delle indulgenze
  • il culto della Vergine e dei santi.

 

Il concilio si compone di 25 sessioni dal 13 dicembre 1545 al 4 dicembre 1563 e si divide in tre periodi, nei quali si sono susseguiti 3 Pontefici:

  • I-VIII sessione a Trento 1545-47 sotto Papa Paolo III (1534-1549);
  • XII-XVI sessione a Trento 1551-52 sotto Papa Giulio III (1550-1555);
  • XVII-XXV sessione a Trento sotto Papa Pio IV (1559-1565).

Gli aspetti essenziali della Controriforma

Abbiamo visto che con il termine Controriforma si indica la reazione cattolica finalizzata al contenimento della Riforma protestante di Lutero e alla riconquista dei territori perduti.

Centri di questa rinnovazione interna furono, la Spagna e l’Italia che erano fortemente collegate alle congregazioni riformate dell’Osservanza (domenicani, francescani).

In campo dottrinale la Controriforma condannò le dottrine di Lutero, Calvino, la natura del peccato originale, l’Eucaristia e la Messa come rinnovazione del sacrificio della Croce, la penitenza, le indulgenze, il culto di Maria Vergine e Madre e i sacramenti, confermandoli nel numero tradizionale di sette. Queste definizioni dogmatiche vennero in seguito sintetizzate nella professione di fede, che da allora (1564) tutti i vescovi e i parroci devono recitare prima di assumere la loro carica.

Nella Controriforma rientrano anche le disposizioni, che ebbero il fine di:

–   eliminare gli abusi nella nomina ai benefici;

–   imporre l’obbligo della residenza ai vescovi e i doveri della cura di anime ai pastori;

–  curare la conservazione e amministrazione del patrimonio ecclesiastico, la restaurazione nei monasteri della clausura, della vita d’ascesi, di povertà, di preghiera;

–   dettare norme per l’uniformità nei riti dei sacramenti.

Al termine del concilio di Trento vennero imposti a tutta la chiesa la Confessio fidei tridentinae e il Catechismo romano, e venne istituita da Pio IV un’apposita congregazione cardinalizia per far si che venissero applicati in maniera uniforme i decreti  (1564). Fu molto importante il lavoro svolto da vescovi zelanti (quali Carlo Borromeo e Alessandro Sauli, il cardinale Paleotti e altri) Questi Vescovi pretesero:

  • l’imposizione dell’osservanza delle feste,
  • la fondazione di nuove confraternite e il diretto controllo di quelle già esistenti,
  • la condanna di meretrici, bestemmiatori e commedianti, la soppressione delle credenze popolari (che ebbe il suo aspetto più drammatico nella caccia alle streghe).

 

la Santa inquisizione

è un tribunale ecclesiastico che nasce intorno al XI secolo, che ha il compito di difendere la cristianità dal dubbio, dall’eresia, dagli ebrei, e dalle streghe.

L’italia conoscerà l’inquisizione a partire dal momento in cui, nel 1542 si deciderà di imitare l’esempio spagnolo costruendo a Roma un’inquisizione suprema. È questo l’inizio dell’inquisizione romana, dove ogni tribunale agirà alle dipendenze del santo uffizio.

Obiettivo finale del Tribunale Ecclesiastico attraverso i processi inquisitori è la redenzione.

La documentazione più cospicua che testimonia l’attività dei tribunali locali si trova negli archivi di Venezia, Siena, Napoli e Modena.

L’archivio del tribunale dell’inquisizione di Modena consta di 303 pezzi che coprono un vasto arco cronologico dal 1329 al 1785 l’anno dell’abolizione del tribunale.

Abbiamo una sezione che raccoglie le lettere e le disposizioni provenienti dalla “suprema” dalla santa romano inquisizione; la corrispondenza con i vicari foranei; un’altra sezione molto importante è quella degli editti e infine forse la sessione più interessante che è costituita da ben 245 buste che conserva i fascicoli processuali che danno conto di oltre 6000 inquisiti.

Individuare il numero esatto di inquisiti e condanne capitali da parte dell’inquisizione in Italia risulta difficile, la maggior parte della documentazione è stata distrutta, gli storici però concordano sul fatto che i processi per stregoneria, maleficio e sortilegio, riguardavano essenzialmente le donne.

I verbali del processo redatti dal notaio riportano due lingue, le domande dell’inquisitore riportate in latino, e la risposta dell’inquisito in volgare.

Fin dal medioevo la persecuzione degli eretici era stata affidata dal papato agli ordini mendicanti (i domenicani e francescani), la sede dell’inquisizione di Modena infatti è attestata fin dal 1299 nel complesso del convento di san Domenico.

A Roma, sede centrale dell’inquisizione, la congregazione del santo uffizio si riuniva nel convento domenicano di santa Maria sopra minerva. Nel convento risiedevano le alte gerarchie dell’ordine, i grandi inquisitori e maestri di teologia.

All’ingresso in carica nelle sedi locali, ogni inquisitore emanava un editto generale. Serviva ad indicare comportamenti perseguiti dal tribunale. L’editto veniva letto pubblicamente e poi affisso sui portoni delle chiese affinché nessuno potesse dire di non sapere.

 

Il termine Strega

Masca, lamia o janara nomi diversi per una stessa figura: la strega.
Il termine strega deriva dall’antichità classica, la “strix” nel mondo classico era un uccello notturno, potremmo tradurlo con gufo, un uccello a cui veniva attribuita la capacità di succhiare il sangue dai corpi umani, soprattutto da quelli dei bambini durante la notte.

Qui gli inquisitori adottano il termine di strega per identificare proprio la capacità malefica soprattutto femminile e soprattutto rivolta nei confronti dei bambini o dei neonati, con l’idea che succhiare il sangue sia in qualche modo sottrarre la vita.

Parte di Giovanna

Nel documentario “Caccia alle streghe” di Rai storia sono stati ricostruiti tre processi modenesi per stregoneria a carico di:

  • Orsolina detta la rossa,
  • Ginevra Gamberini
  • e Lucia Bertozzi.

La ricostruzione presentata nel documentario si è basata sugli atti processuali e sui verbali originali degli interrogatori. Viene evidenziato che nei verbali del processo, redatti dal notaio, sono riportate due lingue: il latino e il volgare, ossia le domande dell’inquisitore sono riportate in latino e la risposta dell’inquisito in volgare. Tenendo conto dell’estradizione contadina delle tre protagoniste, si deduce che neanche capissero le domande che gli venivano poste dall’inquisitore.

  • Orsolina detta la rossa

L’imputata del primo processo è Orsolina detta la rossa, inquisita per stregoneria a Modena nel 1539. Orsolina era una contadina che viveva in un piccolo paese modenese e aveva una figlia di nome Agnese, che verrà poi interrogata contemporaneamente alla madre dall’inquisitore di Modena.

Fu accusata di infanticidio, di aver partecipato al sabba e di aver adorato il demonio. Dopo una prima ammissione ed una ritrattazione fu sottoposta a tortura e confessò i crimini di cui veniva accusata, dando dettagli sul sabba e sul volo notturno delle streghe. Ammise di succhiare il sangue dalle membra dei bambini, tentando di giustificarla come pratica terapeutica e non diabolica.

Orsolina fu condannata al “carcere perpetuo” (da scontarsi nel proprio domicilio) ed abiurò pubblicamente nella chiesa di S. Domenico in Modena. Orsolina riuscì a scampare alla condanna a morte perché si era pentita dei crimini commessi. Se uno ha fatto il patto col diavolo e poi si pente, l’Inquisizione non preferisce bruciarla, ma preferisce far vedere a tutti che se ci si pente, si viene perdonati. Tutte le sentenze dell’Inquisizione vengono eseguite dai laici perché la Chiesa non esegue personalmente le sentenze di morte, quindi non si sporca le mani.

Nel documentario si mette in evidenza che una descrizione del sabba così ricca di particolari non è presente negli atti di nessun altro processo.

  • Ginevra Gamberini

Nelle deposizioni dei processi del 1600 le streghe non usano più le scope, ma recitano formule e operano sortilegi.

Con il secondo processo siamo nel 1603 e l’imputata si chiama Ginevra Gamberini, una meretrice, la cui accusa è di aver creato un sortilegio amoroso.

La denuncia è presentata da suo cognato. In quella sede l’uomo dichiara che, essendo morto suo fratello, che era il marito di Ginevra, era andato nella sua casa a Bologna per sgomberarla, ma nel rimuovere la paglia del letto aveva trovato una ‘pezza’ aggrovigliata con dentro dei fogli scritti, che guardandoli si era reso conto che si trattasse di diavoleria.

La donna viene infatti arrestata nel novembre del 1603 e portata nelle carceri della sede inquisitoria modenese. Il 22 novembre dello stesso anno subisce il suo primo interrogatorio. Ginevra, tra un interrogatorio e l’altro, si ammala e per alcuni giorni viene lasciata in carcere. Viene sottoposta alle sedute di tortura della “corda”; la donna viene sottoposta per tre volte agli strattoni della fune, ma senza arrivare a una dichiarazione di colpevolezza.

Ginevra è infatti condannata a delle pene salutari, consistenti in un periodo di alimentazione a base di pane e acqua, alla recita quotidiana della corona della Beata Vergine per tre mesi, e, nella pasqua successiva, alla recita di cinque Pater Noster e cinque Ave Maria, in ginocchio, davanti a un’immagine sacra. Ginevra riceve la condanna nonostante non abbia mai confessato.

Ginevra non sa né leggere né scrivere, il dato è comprovato dalla firma che appone sugli atti processuali: una croce. Ma la “giustizia” ancora una volta aveva fatto il suo corso.

  • Lucia Bertozzi

Tra i mestieri che più attirano sospetti di stregoneria vi è quello della levatrice che in periodi di grande mortalità è un mestiere difficile.

l’ultimo processo modenese che è stato ricostruito riguarda proprio la figura della levatrice, lei si chiama Lucia Bertozzi e siamo nel 1634 a Crevalcore, tra Modena e Bologna. E’ un paese che sarà il teatro della vita di Lucia per qualche anno anche se lei non è originaria di Crevalcore. È un’estranea in questa comunità, fattore che non facilita la sua vita: attirò su di sé sospetti e inimicizie sia per la sua condizione di forestiera, sia per le attività che esercitava. Il suo caso fu segnalato dal vicario di Crevalcore all’Inquisitore di Modena.

La fama che ha Lucia è cattiva e soprattutto è confermata da due sacerdoti della comunità che in realtà sono i suoi concorrenti, perché anche gli ecclesiastici entrano sul terreno della salute e della malattia, con dei rimedi e dei riti che non si distinguono sostanzialmente da quello che poteva fare una guaritrice come Lucia.

È interrogata localmente a Crevalcore poi viene condotta a Modena, quindi portata davanti all’inquisitore. Il domenicano che è alla guida del tribunale la interroga numerose volte.

Lucia negò ogni accusa, anzi si dimostrò donna forte che riuscì anche ad ironizzare in tribunale, durante gli interrogatori. In riferimento all’accusa di maleficio, ad esempio, nei confronti di una ragazza di nome Margherita, rispose che la ragazza si era ammalata perché innamorata: questa condizione faceva sì, secondo una personale teoria di Lucia, che l’utero potesse spostarsi liberamente nel corpo femminile causando malesseri.

Le accuse mosse nei confronti di Lucia Bertozzi erano opera della maldicenza di una comunità. La sentenza di condanna prevedeva che venisse bandita dal territorio di Modena e che si confessasse ogni prima domenica del mese per un anno.

Concludendo, le tre donne di questi esempi modenesi si sono salvate tutte e tre, quindi non sono andate al rogo.

Contrariamente da altri studi condotti, si stima che altre 50.000 persone, in grande maggioranza donne, sono state bruciate sul rogo.

I roghi si sono accesi sia nei paesi protestanti quanto in quelli cattolici. Si sono accesi di più dove vi erano solo le autorità locali, magari con la spinta dei contadini del posto, che aprirono il processo e non c’era nessun controllo dall’alto.

In Italia per esempio dopo che viene istituito il Santo Uffizio, quindi l’Inquisizione a Roma, si crea una specie di filtro: tutti gli inquisitori d’Italia prima di torturare devono chiedere il permesso all’Inquisizione a Roma, se condannano morte loro dovevano confermare la sentenza, quindi tutto questo determina un’inquisizione molto meno dura in Italia.

Bisogna dire che i processi contro le streghe non venivano fatti per le colpe reali dell’imputato, ma per le accuse che venivano mosse dalla comunità. Se nel paesino tutti sono convinti che quella persona è una strega era molto facile accusarla e aprire un processo.

 

La bolla fu pubblicata nel 1487 “Malleus maleficarum”, il più grande e completo testo di demonologia antistregonesca, una raccolta delle credenze sulla moltiplicazione delle streghe nel quale si chiede alle autorità civili ed ecclesiastiche di aiutare concretamente gli inquisitori nel loro compito di persecuzione della stregoneria.

Nel 1484 Innocenzo VIII promulga la bolla Summis desiderantes affectibus nella quale autorizza gli inquisitori domenicania sradicare la stregoneria. A partire dalla seconda metà del Seicento, il fenomeno comincia lentamente a declinare fino alla scomparsa, all’inizio del Settecento.

 

Ruolo e funzioni delle immagini nell’età della controriforma (da Sciolla)

Abbiamo detto che il 500 è un periodo caratterizzato dal epidemie, guerre, pestilenze, fame. 

Ci sono molte immagini del periodo della Controriforma (tra cui quelle della peste o della fame o delle epidemie) che vengono raffigurate dagli artisti di quell’epoca con lo scopo catechetico ovvero di far riflettere sull’azione del peccato nella storia e sull’importanza della salvezza e delle opere di misericordia. Abbiamo dunque iconografie della peste, della miseria, della morte che si intrecciano all’interno della vita dei santi intenti ad assistere agli ammalati.

la peste era raffigurata come una donna vestita di colore scuro, con viso spento e spaventevole ed aspetto sporco e dimesso. Questa rappresentazione iconografica della peste viene utilizzata dalla Controriforma per diffondere il pensiero cattolico attraverso immagini a scopo catechetico.

L’iconografia raffigura la peste utilizzando 3 diverse forme iconografiche ricorrenti.

  • La descrizione del morbo all’interno degli episodi della vita dei santi (il santo è raffigurato al centro dell’azione mentre assiste i malati. tra i santi ricordiamo soprattutto le raffiguazioni di San Rocco e S. Carlo Borromeo. Gli esempi più noti li ritroviamo in Tintoretto e nel Caravaggio);
  • Il rito sacro propiziatorio per la cessazione del flagello
  • L’immagine del ringraziamento per la cessazione dell’epidemia (in cui la festa popolare è la vera protagonista dell’opera, la vita viene esaltata insieme all’intervento soprannaturale impersonato dall’angelo). L’immagine raffigurata qui è suddivisa in due zone: la superiore del divino, la zona celeste separata dalle nuvole da quella inferiore, che è la terrena. Nella zona celeste sono raffigurati i santi intercessori nell’atto della preghiera mentre nella zona terrena il pittore descrive particolari della peste, le sofferenze e i protagonisti.

Anche il tema devozionale dell’elemosina viene raffigurato da numerosi artisti: tutte le opere rappresentano il tema in questione con molto realismo raffigurando il santo che opera l’elemosina e il mendicante che la riceve.

 

Elementi essenziali della storia della Chiesa nell’età dell’assolutismo

In questo periodo di Assolutismo, la società è ufficialmente cristiana. I sovrani dei paesi cattolici difendono la Chiesa. Tra il 17° e il 18° secolo i rapporti tra lo Stato e la Chiesa sono definiti in diversi punti:

– Diritto divino dei re

– L’unità politica si basa su quella religiosa

– La religione cattolica è religione di stato

– Alla Chiesa è riconosciuto il monopolio dell’istruzione

– Le leggi civili sono in armonia con quelle canoniche.

 

Il sovrano in questo periodo ha la sua autorità solamente da Dio, rappresentando l’immagine vivente di Dio in terra ed anche la sua incoronazione diventava qualcosa di superiore all’umano: questo avvenne soprattutto in Francia e Inghilterra dove addirittura i sovrani avevano il potere di guarire. L’unità politica si fonda su quella religiosa: Chi non professava la religione dominante era privo sia dei diritti politici che di quelli civili. La religione cattolica diventa religione di Stato e la Chiesa diventa società sovrana.

Questa religione è difesa dal sovrano e tutti i delitti contro di essa sono considerati delitti di lesa maestà. Le leggi civili sono in armonia con quelle canoniche infatti l’inquisizione è il tipico esempio di applicazione alla società religiosa. Alla Chiesa inoltre era riconosciuto il monopolio dell’assistenza e dell’istruzione ossia tutta l’istruzione, anche quella l’università, è in mano alla Chiesa ed anche l’assistenza sanitaria era di pertinenza religiosa perché considerata emanazione della carità cristiana.

 

La Chiesa e l’Illuminismo

L’Illuminismo si diffonde introno agli anni 30 del 700 e la ragione diventa l’unica via verso la felicità e la verità. Si inizia a disprezzare il passato in cui la Chiesa ha costretto l’uomo, per dare spazio ad un’epoca nuova, ossia l’età dei lumi. Nasce dunque in religione il Deismo ossia Dio che ha abbandonato l’uomo dopo la creazione e dunque non c’è alcun intervento divino nel mondo ma anzi viene sottolineato l’aspetto etico della religione. E nasce anche l’ateismo. Anche la morale cambia nell’Illuminismo in quanto non si basa più sulla legge divina eterna ma è considerata un’esigenza della ragione umana. L’economia è una scienza retta da leggi necessarie come fisica e come astronomia e la politica si evolve modificando la concezione assolutistica del sovrano come Dio: il sovrano deve assicurare la felicità dei suoi sudditi che sono tutti uguali di fronte alla legge.

La Chiesa e la rivoluzione francese

Nella seconda metà del 700 ha vita la Rivoluzione Francese. Questa non nasce con lo scopo di distruggere la Chiesa ma le sue cause sono politiche, economiche e social e religiose solo in parte. Si sviluppano una serie di riforme civili tra cui l’abolizione della servitù della gleba e delle discriminazioni civili contro ebrei e protestanti, uguaglianza dei diritti tra ecclesiastici e cittadini, e libertà ma a queste riforme si affiancarono anche provvedi-menti anti-ecclesiastici tra cui la soppressione degli ordini religiosi, la costituzione civile del clero. Ma questa libertà di culto si trasformò in aperta lotta con la Chiesa e con il cattolicesimo iniziandosi a diffondere il liberalesimo in cui si separa l’uomo e la sua vita dal trascendente, senza più considerare il soprannaturale.
In questo modo la Chiesa perde tutte le sue ricchezze e la potenza temporale dando vita all’incameramento dei beni ecclesiastici che dalla Francia si espanse in tutta Europa ed oltre.

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